Eurofestival News
Notizie dall'Eurovision Song Contest
Notizie dall'Eurovision Song Contest
2 set
Si procede a ritmo serrato verso l’assegnazione della sede per l’edizione 2011 dell’Eurofestival. Le otto città originarie, sono state ridotte a quattro: Berlino, Amburgo, Hannover e Dusseldorf. Sarà una di queste la sede della manifestazione che avrà di nuovo in gara la campionessa in carica Lena Mayer Landrut. La sensazione è che sarà una guerra a due fra la capitale e Amburgo, sede della NRD, la branca nordista della Ard, la tv tedesca, quella che gestisce le partecipazioni tedesche alla manifestazione. Intanto, dopo Lena, ci sono già i secondi partecipanti.
OLANDA: ECCO I 3JS – Anche L’Olanda è in cerca di riscatto dopo le figuracce cosmiche di De Toppers e Sieneke. E allora quest’anno ha designato in anticipo la band, puntando sui 3JS: 3JS perchè si chiamano Jan, Jaap e Jaap. Un trio che dal 2007 ha collezionato una marea di successi vincendo due dischi d’oro con entrambi gli album. Nonostante invece, per esempio, i singoli non abbiano avuto lo stesso successo. Saranno loro a rappresentare l’Olanda. E la canzone sarà scelta con il Nationaal Songfestival.
CAMBIAMENTI - La riunione della Ebu che si è tenuta a Belgrado, che fra l’altro ha visto il passaggio di mano da parte del grande capo Svante Stockselius, che soprintendeva alla rassegna dal 2003 (lascerà dopo lo Junior Contest di novembre), ha sancito fra l’altro due novità. La prima: in questa edizione, vista la vittoria l’anno scorso di un paese delle Big 4, le finaliste di diritto saranno quattro e non cinque. La seconda. Il limite massimo per rendere “elegibile” una canzone non è più il primo ottobre ma il primo settembre. Quella è la data ultima entro la quale il brano può risultare edito. Tornando a Stockselius, abbiamo un sogno: un italiano al suo posto (l’italiana Iacobacci è a capo della divisione multimedia, hai visto mai). Allora, vista l’assenza volontaria della Rai, ci sarebbe da ridere.
2 set
Il rappresentante svizzero per l’edizione 2011 dell’Eurovision Song Contest sarà nuovamente scelto dal pubblico. Dopo anni di risultati da fondo classifica, i responsabili della televisione svizzera hanno deciso di lanciare un nuovo sistema di selezione.
Negli ultimi anni, la scelta della canzone chiamata a rappresentare la Svizzera era fatta da una giuria di esperti delle tre reti televisive nazionali. Il nuovo sistema di selezione ha lo scopo di allargare la scelta dei possibili candidati, ha dichiarato oggi Marco Meroni, portavoce della tv svizzera di lingua tedesca SF. Tutti potranno partecipare alla prima fase della selezione inviando una canzone – che in base al regolamento deve essere inedita – alla piattaforma internet www.eurovision.sf.ch.tv. Il termine per l’inserimento delle canzoni scadrà il 30 ottobre. Il pubblico avrà una prima possibilità di esprimere le sue preferenze attraverso il portale. Una giuria di esperti sceglierà quindi fra le canzoni con più voti gli 11 pezzi che saranno presentati in una trasmissione televisiva che SF organizzerà il prossimo 11 dicembre. La scelta finale spetterà nuovamente al pubblico, che con il voto telefonico sceglierà la canzone da presentare all’ESC che si terrà in Germania.
1 set
Non ha vinto, ma fino alla fine è stata in lizza per il successo. E anzi, è stata lungamente in testa, perdendo la vetta solo dopo ferragosto, dopo un mese e sei giorni di primato interrotto solo per un paio di giorni. (e non per mano della canzone vincitrice bensì di “Je veux” di Zaz) “Satellite” di Lena centra un altro traguardo, chiudendo al terzo posto il contest “Vota il tormentone 2010″, organizzato dal nostro blog partner Euromusica. Un contest virtuale, in cui in navigatori appassionati di musica hanno potuto scegliere il tormentone pop dell’estate.
Ma soprattutto, un contest che metteva di fronte alcuni brani del mainstream italiano (cioè molto battuti nelle radio e nelle tv musicali o in tv a livello generale) con altri meno noti da noi (ma notissimi in Europa). C’erano due brani dell‘Eurofestival, quello di Lena e “Allez Ola Olè” di Jessy Matador, che sono entrati nella finale dopo essere arrivati (largamente) primo e secondo nelle selezioni, anche queste votate dai navigatori. Mentre i brani del mainstream sono entrati direttamente in finale. (qui i risultati delle semifinali).
Ha vinto “Fight for this love” di Cheryl Cole, davanti a “Never forget you” dei The Noisettes. La prima grazie ai voti degli ultimi 15 giorni, la seconda ha bruciato Lena negli ultimi giorni di votazione. E Jessy Matador ha chiuso ottimo sesto. Primo posto per un brano battutissimo ancora in questi giorni dalle radio, secondo un brano che è il jingle di una nota compagnia di telefonia mobile. Dunque brani che passano per le nostre orecchie ogni secondo.
Lena invece, vale ricordarlo a chi avesse la memoria corta, soltanto grazie a noi blogger è entrata in classifica in Italia e da noi ha avuto pochissima promozione radiofonica rispetto ai brani del mainstream (e solo sino a fine giugno) ed è passata su una sola tv musicale, Deejay tv. E praticamente soltanto noi blogger abbiamo promosso il brano (Invece “deriso” e “screditato” -- con tutta la manifestazione -- da alcuni portali che sogliono ergersi a giudici supremi della musica “gggiovane” che pontificano senza aver visto o sentito) e l’album, entrato nelle charts italiane (nella top 20). Tutto questo, nonostante l’Italia sia assente dalla rassegna e non la trasmetta
Diranno i detrattori dell‘Eurofestival che Lena è entrata nei grandi network nazionali per il primo posto nelle charts europee e non per la vittoria nella rassegna. Ma se non fosse andata all’Eurofestival, nessuno l’avrebbe mai sentita, questa canzone, Perchè nessuno avrebbe mai investito su una esordiente così poco “personaggio”. E che dire di Jessy Matador? Il suo brano non è mai passato nemmeno una volta sulle nostre radio. Eppure è arrivato sesto (ed è stato a lungo quinto).
Il contest era solo un gioco, ma dimostra due cose: anzitutto che brani meno noti e promossi attraverso “canali alternativi” possono tenere testa alle canzoni del mainstream e poi che le canzoni dell’Eurofestival non sono poi così lontane dai gusti anche del pubblico italiano. Come invece afferma qualche solone rimasto al 1997.
Peraltro, altri brani lontanissimi dal nostro mainstream come quello di Zaz o quello del portoghese Lucenzo sono andati benissimo (la prima artista ha riscosso diversi apprezzamenti in rete), mentre brani “battutissimi” dalle radio come quello di Rox o artisti corazzati come Orpheline, dietro la cui promozione in Italia c’è nientemeno che Mara Maionchi, hanno fallito. La classifica finale, la trovate qui. Se invece, per il vostro gusto, voleste sentirvi tutti i pezzi giunti in finale, andate pure qui.
22 ago
Ultima puntata del nostro viaggio dentro le canzoni italiane che hanno preso parte all’Eurofestival. Chi ci segue lo sa bene, ma lo diciamo per il lettore che passa di qui per caso. Dopo il 1997 noi non abbiamo più gareggiato, perchè la Rai, unica titolare della possibilità di concorrere e di trasmettere l’evento (organizzato dalla Ebu, l’ente europeo delle tv pubbliche) non vuole più. Da allora solo “Fiumi di parole”, spesso scuse. E nessuna voglia di tornare in concorso. Noi continuiamo a non perdere la speranza…
L’edizione di Roma 1991, contestatissima e ricordata come una delle peggiori in assoluto a livello organizzativo, la Rai manda a rappresentarci, su scelta autonoma, Peppino Di Capri. Un premio alla carriera per l’artista campano, e la mai dichiarata alla delegazione italiana di “non vincere”. Ovviamente Di Capri non ne era al corrente e la sua esibizione in “Come è ddoce o mare”, è professionale come sempre. L’Italia in affanno a tenere i ritmi organizzativi europei ed una orchestra che aveva più di un problema. E una conduzione molto approssimativa. Nonostante boicottaggi e situazioni poco chiare, chiudiamo settimi. Un risultatone, ottenuto in quelle condizioni. E con l’unico pezzo in dialetto napoletano della storia del concorso.
Raccontano i cronisti stranieri che la delegazione italiana a Stoccolma 1992 fosse composta di due soli elementi: la nostra rappresentante Mia Martini e il direttore d’orchestra Maurizio Fabrizio. “Rapsodia” è un pezzo di rara bellezza, uno dei migliori mai passati in assoluto nella rassegna. Arriva quarto, fra gli applausi della gente per la cantante di Bagnara Calabra, designata dopo il secondo posto a Sanremo con “Gli uomini non cambiano”. E che gli svedesi salutano come la sorella della compagna del loro campione di tennis, Bjorn Borg, allora sposato appunto con Loredana Bertè.
L’insofferenza della Rai verso l’Esc si è ormai palesata. Dall’anno prima la rassegna da noi va in onda in differita cinque minuti prima di mezzanotte. Nel 1993 a Millstreet, in Irlanda, c’è il vincitore di Sanremo, Enrico Ruggeri, che si esibisce per primo con “Sole d’Europa“. La delegazione italiana è litigiosissima. Raccontano le cronache (sempre straniere, da noi non se ne parla) di forti screzi fra la dirigenza Rai e il gruppo che fa capo a Ruggeri. Il pezzo è bello, ma arriva solo tredicesimo.
Eccola qua, l’ultima partecipazione italiana, dopo tre anni di stop. Jalisse, vincitori di Sanremo con “Fiumi di parole”, canzone riproposta a Dublino. Come è andata a finire è noto. Quarto posto, fra le polemiche. E accuse, mai smentite, di accordi sottobanco della nostra delegazione per far dirottare altrove i voti destinati all’Italia, data per favorita numero uno per la vittoria. Vietato vincere. Il commento di Ettore Andenna, che trovate nel video sopra, è illuminante della situazione. E’l'ultima volta dell’Italia in gara. Poi, comincia l’oblio mediatico.
17 ago
In una delle peggiori edizioni che si ricordino a livello organizzativo (solo l’Italia, nel 1991 fece peggio), l’Eurofestival ritorna nel nostro paese. E ironia della sorte, l’Italia vince nell’anno 1990, ormai l’ennesimo trasmesso in differita, senza alcuna promozione. A Zagabria trionfa Toto Cutugno con l’inno all’Europa unita che sarebbe arrivata solo due anni dopo. Quando porti una canzone che parla di Europa, unione di popoli e culture all’Eurofestival, soprattutto due anni dopo la caduta del muro di Berlino, hai la vittoria in tasca ancora prima di cantare. Appunto.
La canzone di Toto Cutugno, “Insieme: 1992″ combina l’attesa per l’Unione Europea, le aspettative per l’allargamento dell’Unione, l’enfasi per la caduta della cortina di ferro. Nelle previews non aveva entusiasmato, ma a Zagabria viene presentata con un arrangiamento nuovo, un’inno al limite del rock, un’enfasi accattivante, un arrangiamento sinfonico che conquista a sorpresa i giurati. L’ordine di uscita, a ridosso dei voti dei giurati, permette di fare la differenza. Diretto dal maestro Franco Madonini, la canta con la necessaria enfasi e poi festeggia la vittoria riesibendosi camminando in mezzo alla platea. Festeggiano tutti, meno la Rai, “costretta” l’anno dopo ad organizzare. Con risultati imbarazzanti.